Etichettare le derrate alimentari: un cambiamento di logica

La nuova legge sulle derrate alimentari adottata dal Parlamento nel giugno 2014 ha comportato la revisione di 27 ordinanze (Data di entrata in vigore: 01.05.2017). D’ora in poi, ogni nuova derrata alimentare sarà ammessa a priori mentre prima occorreva un’autorizzazione prima della commercializzazione. L’etichettatura subirà anch’essa delle modifiche.

Un supermercato svizzero conta in media 30'000 derrate alimentari diverse nei propri reparti. Nuovi prodotti e derrate vi entrano regolarmente.

Commercializzare un prodotto necessita ormai sia di una definizione in un’ordinanza, sia di un’autorizzazione concessa dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Un prodotto che non è esplicitamente menzionato nelle legislazione è vietato. Questa logica cambierà con l’entrata in vigore del nuovo diritto. In futuro sarà il divieto ad essere iscritto nei testi. In altre parole, ogni prodotto che non è vietato dalla legge potrà essere commercializzato, a condizione che si tratti di un prodotto sicuro.

Questa modifica e tutte le altre contenute nella nuova legge sulle derrate alimentari del giungo 2014 (Data di entrata in vigore: 01.05.2017) hanno lo scopo di allinearsi alla legislazione dell’Unione europea (UE). Il livello di protezione dei consumatori introdotto dai testi europei non soltanto è uno dei più elevati al mondo, ma l’UE è anche il principale mercato di esportazione dei prodotti svizzeri.

I limiti dell’autorizzazione a priori

Le principali definizioni di alimenti già stabilite dalla legislazione alimentare restano in vigore. Per essere commercializzato, con il nome di "burro", "miele", "latte", "cioccolato" o "olio d’oliva" ad esempio, un prodotto dovrà rispettare le specificazioni già definite.

Altra eccezione: l’importazione in Svizzera di "novel food", ovvero derrate poco conosciute dai consumatori perché non appartenenti alla tradizione occidentale (ad esempio, un succo a base di piante asiatiche rare). Per mettere in vendita questi prodotti, si dovrà richiedere un’autorizzazione. Questa ha lo scopo di avvertire i consumatori in merito ad eventuali rischi allergici o tossicologici.

Specificare meglio la provenienza

Contrariamente all’Unione europea, la Svizzera continua ad esigere un certo numero di dettagli inerenti la provenienza delle derrate alimentari. Delle restrizioni che il legislatore ha fatto evolvere in certi casi.

Per i prodotti trasformati, come i corn-flakes o le barrette energetiche, sarà ormai possibile menzionare un’unica zona geografica ("UE", "Oceania"), piuttosto che i paesi di produzione.

I produttori dovranno indicare la provenienza di un ingrediente se esso costituisce circa il 50% del preparato (il latte se si tratta di uno yogurt, ad esempio) o il 20% se si tratta di carne (di manzo nelle lasagne, ad esempio). Infine, se un ingrediente conferisce un valore aggiunto al prodotto, il produttore dovrà indicarne la provenienza (ad esempio, l’origine delle nocciole in una tavoletta di cioccolato).

Questa logica si applica anche alla carne e al pesce. A partire dalla data di entrata in vigore (la data precisa non è stata ancora confermata) si dovranno precisare obbligatoriamente il luogo di nascita dell’animale, il luogo dove ha vissuto per la maggior parte del tempo e quello dove è stato ingrassato, così come il luogo in cui è stato abbattuto o pescato.

Autocontrollo facilitato

Per le piccole aziende di produzione, che contano meno di nove impiegati, sono state decise delle semplificazioni inerenti l’autocontrollo e la tracciabilità. Vi saranno meno documenti da compilare. Se l’impresa è in contatto con delle derrate fresche – come il pesce in un atelier di sushi – queste semplificazioni non potranno però essere applicate a causa dei potenziali rischi.

Ultima modifica 23.01.2017

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