"Affrontare la gestione del rischio genera un plusvalore per gli affari"

Prevedere le sfide in grado di arrestare il buon andamento degli affari è un esercizio che deve interessare anche le piccole e medie imprese.

Osare prendere dei rischi è proprio dell’imprenditore, dal momento della creazione del suo progetto alla gestione degli affari correnti. La gestione del rischio consiste nell’indentificare, prevenire e risolvere i pericoli che si presentano nel tempo. Si tratta di una disciplina che non è utile soltanto per le grandi imprese, spiega Emmanuel Fragnière, economista e direttore del "CAS in Treasury Management" proposto dalla Scuola universitaria professionale specializzata della Svizzera occidentale in Vallese (HES-SO Valais-Wallis).

Cosa indica il termine "gestione del rischio" (GDR)?

Emmanuel Fragnière: La gestione del rischio designa tutti i mezzi interni dispiegati da un’impresa allo scopo di identificare e di trattare gli eventi che potrebbero diminuire le possibilità di raggiungere i propri obiettivi negli affari. Ecco un esempio che illustra bene questo tema: il fuoco non è un rischio d’impresa di per sé, ma quando si organizza un seminario e, a causa di un incendio questo deve essere interrotto, il fuoco si trasforma in un rischio che è necessario tenere in considerazione.

Come vengono definiti i principali tipi di rischio?

Fragnière: Ne esistono svariate tipologie: rischi finanziari, operativi (che concernono il breve termine) o strategici (inerenti il lungo termine). Questi pericoli possono inoltre essere interni o esterni. La pandemia di COVID-19 è un ottimo esempio di rischio esterno, al quale vanno ad aggiungersi sfide interne legate alle tecnologie del telelavoro o fattori umani come il burnout o la demotivazione. Si nota appunto che, da qualche tempo, il fattore umano ha guadagnato importanza nella GDR.

Come si procede concretamente per instaurare una GDR?

Fragnière: La prima tappa consiste nel definire gli obiettivi dell’impresa. Intendo gli obiettivi a lungo termine e non dei semplici indicatori chiave di prestazione ("key performance indicators"). Una volta identificati tali obiettivi, si realizzerà un inventario dei possibili rischi che potrebbero impedirne il raggiungimento. Si può poi realizzare una cartografia, ispirata alle mappe di calore, che analizzi l’impatto e il verificarsi dei diversi rischi. In seguito, si definiranno delle strategie di rischio, che vanno dall’evitamento alla riduzione, passando per l’esternalizzazione. L’ultima tappa consiste nel creare un sistema di controllo interno che seguirà i rischi identificati e il raggiungimento degli obiettivi.

Perché vale la pena interessarsi al tema della GDR in quanto direttore di una piccola impresa?

Fragnière: È vero che le piccole aziende, generalmente, hanno talmente tante cose da fare che non dispongono né del tempo né delle risorse finanziarie per occuparsi della GDR. Si tratta però di un approccio molto rigoroso, che si occupa sia dei rischi che delle opportunità, e che si traduce in un vero e proprio plusvalore per gli affari. Bisogna sottolineare che esistono molte risorse disponibili gratuitamente per familiarizzarsi con questo tema. La Confederazione e il Portale PMI propongono, ad esempio, dei modelli di rischio che sono molto semplici da attuare. In Svizzera, abbiamo anche la fortuna di disporre di svariate formazioni utili, così come di fiduciari che possono dispensare nozioni essenziali a tariffe ragionevoli.

In che modo è evoluto nel tempo il modo in cui si tiene conto di questa problematica?

Fragnière: Quindici anni fa la GDR era molto spesso affrontata con una gestione a silos: ogni dipartimento di una società si organizzava secondo le proprie priorità per coprire dei rischi specifici. Si è poi assistito ad un cambio di paradigma, con l’instaurazione di una GDR molto più trasversale. Questo si è reso necessario perché le imprese sono diventate sempre più complesse. Per darvi un esempio, nel diciannovesimo secolo l’impresa più grande al mondo, attiva nel tessile, impiegava circa 400 collaboratori. Oggi la società più importante a livello globale, il dettagliante Walmart, conta quasi 2,1 milioni di impiegati diretti.

Questa presa di coscienza da parte delle imprese è avvenuta in parallelo con importanti cambiamenti legislativi?

Fragnière: Sì, tutto è cominciato con la legge Sarbanes-Oxley, che è entrata in vigore nel 2002 negli Stati Uniti. Il principio che è stato adottato nei paesi sviluppati implica che, a partire da una certa grandezza, le imprese devono provare l’esistenza di un sistema di controllo interno. In Svizzera, i conti delle imprese devono essere sottoposti a un controllo ordinario se per due esercizi consecutivi sono stati superati due dei tre criteri seguenti: CHF 20 milioni di totale del bilancio, CHF 40 milioni di cifra d’affari e 250 impiegati a tempo pieno. La GDR è stata istituita come motore di questo sistema di controllo interno. Si tratta di un movimento che è stato accompagnato dall’instaurazione di sistemi come il COSO  o le norme ISO 31000, che permettono di realizzare un’eccellente gestione del rischio.

Quali consigli darebbe a un dirigente di PMI che desidera implementare una GDR per la sua impresa?

Fragnière: In primo luogo, direi che non bisogna aver paura di affrontare il tema, in quanto non si tratta semplicemente di uno strato di scartoffie supplementari. Inoltre, vale la pena scoprire le molteplici informazioni messe a disposizione dal Portale PMI e dalla Confederazione, che sono di eccellente fattura e che utilizzo regolarmente con i miei studenti. Infine, direi che può essere utile discuterne con un fiduciario o un professore universitario specialista del tema. Prima di costruire dei castelli in aria, è bene farsi un’idea ragionevole di quale plusvalore la GDR può apportare alla propria impresa.


Informazione

Biografia

Emmanuel Fragnière, professore alla HES-SO Valais

Emmanuel Fragnière è professore di "Service Design and Innovation" e direttore del CAS in Treasury Management presso la HES-SO Valais-Wallis. Tiene inoltre corsi di gestione del rischio d’impresa presso la School of Management dell’Università di Bath. Precedentemente, è stato analista del rischio inerente le materie prime presso Cargill (transporto marittimo) et auditor interno senior alla Banca cantonale vodese. Le sue ricerche vertono sullo sviluppo di tecniche di design per il settore dei servizi in generale e, più in particolare, applicate ai mercati dell’energia e del turismo.

Ultima modifica 21.07.2021

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