Far fronte ai rischi di cambio

Allentamento monetario della Banca centrale europea, Brexit: il corso del franco svizzero è stato segnato da diversi eventi. Come possono le PMI far fronte alle variazioni subite? Qualche pista pratica.

Piano ravvicinato di documenti con grafici sopra cui sono posate delle monete di euro e una calcolatrice.

Dallo choc del 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale svizzera ha deciso di abbandonare la soglia minima di cambio tra franco e euro, la volatilità della moneta elvetica è aumentata. L’apprezzamento della moneta nazionale è una tendenza storica che dovrebbe proseguire, almeno per svariati mesi, sottolinea Sergio Rossi, professore ordinario e direttore della cattedra di macroeconomia e di economia monetaria presso l’Università di Friborgo «Il franco è forte e resterà a livelli simili a quelli constatati oggi. Rischi addirittura di rafforzarsi ulteriormente, fintanto che l’incertezza sulla governance europea persiste». In effetti, la crisi della zona euro e la debolezza della moneta europea incitano gli investitori all’acquisto di franchi svizzeri, rafforzando il suo corso.

Una serie di rischi per le imprese

Per le imprese svizzere, un cambio fluttuante comporta diversi rischi: perdita del valore dell’impresa, calo della cifra d’affari e, in primo luogo, variazioni della somma incassata dai pagamenti effettuati in euro dalla clientela. Le transazioni concluse oggi possono essere sottoposte a un tasso modificato in futuro.

Strumenti finanziari

Per fronteggiare eventuali problemi concernenti i pagamenti, le banche propongono una serie di strumenti finanziari che aiutano le imprese a premunirsi contro i rischi di cambio. "Questi strumenti permettono, quando il franco supera una certa soglia, di fare in modo che l’impresa limiti le perdite dovute al cambio. Bisogna prevedere in generale un costo dal 3 al 4% della cifra che si desidera garantire", spiega Sergio Rossi. È pure importante scegliere una banca internazionalizzata piuttosto che locale, "in quanto potrà offrire più servizi e più strumenti adatti ad una società esportatrice", assicura Alberto Silini, responsabile della consulenza per Switzerland Global Enterprise (S-GE), servizio della Confederazione dedicato all’export.

Pagamenti in euro

Prima ancora di ricorrere ad una struttura specializzata, qualche misura sensata si impone. Innanzitutto conoscere il corso di cambio delle monete estere ed evitare i pagamenti in moneta estera su un conto intestato in franchi svizzeri, "perché l’operazione di cambio che ne risulta suppone spesso un margine importante per la banca", spiega Robert Bloch, co-fondatore di Amins Treasury Services, specializzata in soluzioni di cambio e gestione della tesoreria per PMI.

È anche possibile, a seconda dei rapporti che si intrattengono con i fornitori, chiedere di pagarli in euro o al contrario, di esigere di essere pagati in franchi dai propri clienti situati nella zona euro. Un altro mezzo sarebbe di modificare tutta la propria contabilità per tenerla in euro. Una soluzione interessante quando clienti e fornitori si trovano nella zona euro.

Securizzare il proprio margine

L’essenziale per una PMI, riassume Robert Bloch, è di pensare sempre a securizzare il proprio margine. "Per questo bisogna poter pianificare: sono in grado di assorbire degli urti esterni e di prevedere il mio budget a lungo termine? Posso garantire i miei prezzi d’acquisto?"

In funzione del modello d’affari dell’impresa, sono possibili diverse strategie. "O la PMI è aperta a grandi progetti e si tratta di securizzare un contratto, o l’impresa genera transazioni costanti e sarà necessario adattare in funzione di queste gli acquisti di monete", riassume Robert Bloch (vedi riquadro).

Prevedere ristrutturazioni

Un’altra soluzione per garantire il proprio margine è ridurre i propri costi di produzione. "Constatiamo che le PMI hanno già iniziato molti programmi di riduzione dei costi dal 15 gennaio 2015, conferma Alberto Silini. L’obiettivo è di ottimizzare i processi, diventare più produttivi e gestire i processi di produzione in modo più leggero e fluido."

Si tratta di soluzioni che passano in particolare per la digitalizzazione e la robotizzazione. "Ristrutturare le attività permette di liberare delle forze creative per sviluppare nuove gamme di prodotti o di innovazioni", sottolinea Sergio Rossi. Per quest’ultimo, è importante investire nella "formazione continua del personale che fabbrica o sviluppa nuovi prodotti così come nella R&D, in partenariato con dei laboratori di ricerca. Il partenariato pubblico-privato è sempre redditizio a lungo termine".

Puntare su nuovi mercati

Infine, è essenziale puntare su nuovi mercati, in particolare per i prodotti di media gamma. "Esiste una classe media emergente pronta ad acquistare lo swiss made ad un prezzo competitivo. La Svizzera ha sviluppato un savoir-faire riconosciuto a livello mondiale: rigore, precisione, assistenza, rispetto delle scadenze. È necessario approfittare di questi punti di forza per i prodotti di media gamma, a costi ridotti ma di identica qualità", assicura Sergio Rossi. "Nel 2030, il 66% della classe media mondiale si troverà in Asia, conferma Alberto Silini. Ben posizionarsi sul mercato asiatico e soprattutto in Cina è la base per una diversificazione ben riuscita."


Informazione

Sul tema

Tre strumenti, tre strategie

  • Securizzare ogni contratto caso per caso: dal momento in cui un contratto viene stipulato con un cliente o con un fornitore, l’impresa determina un tasso di cambio che garantisca il suo margine operativo su questo affare. Questo significa securizzare in anticipo ogni transazione. Questa soluzione è "interessante per dei contratti di importi importanti, ad esempio un grande progetto pagato in tre scadenze", spiega Robert Bloch.
  • Una strategia dinamica. Quando il modello d’affari dell’impresa presuppone acquisti e vendite costanti e regolari, è possibile securizzare il margine dell’impresa assicurandosi contro il rischio di cambio per un periodo (diverse settimane o svariati mesi, ad esempio). In tal modo si garantisce una tasso di cambio sulla durata e lo si adatta a scadenze regolari per assicurarsi che resti vicino alla realtà economica.
  • L’"hedging" naturale: questo serve ad equilibrare le perdite dovute alle transazioni in moneta estera grazie all’equilibrio dei flussi di tesoreria dell’impresa. Si può così chiedere di pagare dei fornitori in euro o esigere, se possibile, che i clienti paghino i loro acquisti in franchi svizzeri. Unico rischio: che i fornitori ripercuotano il rischio dovuto a questa scelta sul prezzo finale dei loro prodotti.

Ultima modifica 03.08.2016

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