La Cina apre le porte alle PMI svizzere

Ora che la Svizzera ha appena sottoscritto un accordo di libero scambio con l’Impero di mezzo, le prospettive per le imprese volte all’esportazione sono sempre più positive. Spiegazioni.

Bandiera cinese e bandiera svizzera che si uniscono condividendo il medesimo sfondo rosso.

Ecco una buona notizia per le PMI svizzere esportatrici. Firmato a Pechino il 6 luglio scorso, un nuovo accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina ridefinisce le tasse doganali per circa 8'000 prodotti svizzeri, dai generi alimentari agli impianti industriali più sofisticato. Secondo le stime di economiesuisse, questo accordo dovrebbe permettere di ridurre dell'80% i dazi doganali sugli articoli elvetici. Ma l'accordo non si limita alle barriere tariffali: fissa anche un nuovo quadro in fatto di proprietà intellettuale, di promozione degli investimenti ed anche di trasparenza negli acquisti pubblici.

Capo del dipartimento della politica economica, ambientale ed energetica all'Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), Henrique Schneider conferma che diventerà più semplice per le PMI svizzere esportare verso il mercato cinese: "I dazi doganali saranno eliminati o ridotti e le formalità doganali, come i certificati d'origine, saranno semplificati. Per le imprese che producono laggiù, la proprietà intellettuale è protetta meglio e verranno introdotte nuove semplificazioni giuridiche, in particolare per quanto concerne la circolazione dei capitali."

Questa riforma aiuta tutti i rami che esportano macchine, prodotti finiti o merci verso la Cina. Concerne in particolare i fabbricanti di prodotti alimentari, di orologi, di macchine e di componenti specializzati, ma anche le società attive nelle biotecnologie, le tecnologie ambientali o gli strumenti di misura. Secondo calcoli recenti, le tasse all'importazione saranno ridotte del 64% nel settore dell'orologeria. L'industria delle macchine e la farmaceutica si aspettano dei cali rispettivi del 78% e del 77%. Il ramo del tessile dovrebbe invece beneficiare di una diminuzione del 99%.

Concretamente, gli effetti di queste riduzioni, in particolare sul volume delle esportazioni, restano al momento difficili da valutare. Il testo deve ancora essere rettificato dal parlamento ed un'entrata in vigore non dovrebbe avvenire prima della seconda metà del 2014. Inoltre, le diminuzioni delle tariffe per una parte dei prodotti saranno scaglionate su cinque o sei anni, anche fino a quindici anni in certi casi. Le società che desiderano esportare in Cina e che non conoscono bene questo mercato possono rivolgersi a Switzerland Global Enterprise. In collaborazione con l'usam, l'associazione ha in particolare messo in opera una consulenza mirata per le PMI.

Tra i rischi inerenti lo sviluppo delle attività sul territorio cinese figura la corruzione. Nella classifica mondiale della corruzione, pubblicata da Transparency International, la Cina si classifica all'80° posto su 177 paesi (la Russia figura al 133° posto, l'India al 94° ed il Brasile al 69°). Questi paesi, con i loro 2,9 miliardi di consumatori, fanno parte delle regioni a forte potenziale tra le più ambite dalle PMI svizzere. Riguardo la Cina, Henrique Schneider attenua tuttavia il rischio: "I potenziali problemi concernono soprattutto le differenze in fatto di cultura d'impresa, così come le procedure più formali. La corruzione viene subito in mente, ma di fatto poche imprese vi sono confrontate."

Inoltre, il compito delle PMI sarà pure di facilitato sul fronte della proprietà intellettuale. Secondo l'usam, le autorità cinesi dovranno automaticamente riconoscere i brevetti registrati sul territorio svizzero. Oggi, le imprese elvetiche devono far registrare i loro prodotti in Cina, processo che risulta costoso e che richiede dai 30 ai 60 giorni. Dovrebbero anche giungere delle migliorie per le società che desiderano aprire un ufficio o un sito di produzione sul posto. Il testo protegge inoltre gli investimenti svizzeri. Ciò significa che, ad esempio, lo stato cinese non potrà più espellere le imprese svizzere. Una procedura possibile attualmente, pur se raramente riscontrata.


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Corruzione: il 40% delle imprese sollecitate

Per sapere in quale misura le imprese elvetiche sono confrontate con la corruzione all’estero, l’Alta scuola di tecnica e di economia (HTW) di Coira ha realizzato un sondaggio anonimo presso 510 società che generano una parte della loro cifra d’affari al di fuori dall’Europa e del nord America. Risultato: il 40% di queste sono regolarmente sollecitate ad effettuare pagamenti informali. Secondo Transparency International, gli esploratori svizzeri sono coloro i quali versano più raramente delle bustarelle. Ciononostante, più della metà delle imprese che fanno fronte a tali richieste riconoscono di versare tali somme.

Ultima modifica 02.09.2015

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