Il recupero, un nuovo modello economico

Un’evoluzione ecologica si sta lentamente mettendo in moto nell’economia. Diverse imprese lavorano già secondo dei cicli di materiali chiusi rivalorizzando i rifiuti.

Cestino per rifiuti verde con il simbolo del riciclaggio pieno di carta.

Entro cinquant'anni, a seconda degli esperti, le risorse d'acciaio saranno estinte o la loro estrazione costerà molto cara in quanto si dovrà trattare dei minerali di scarsa qualità. "Di fronte a tale situazione, il riciclaggio non sarà più sufficiente, avverte in PME Magazine Dominique Bourg, professore all'Università di Losanna. François Grosse, che lavora per il gruppo francese Veolia, ha fornito la miglior analisi in proposito dimostrando che riciclando il 60% dell'acciaio, con una crescita mondiale del 3,4%, prolungheremo le risorse di dodici anni soltanto."

Data questa situazione che concerne un certo numero di altre materie prime, un cambiamento di modello economico sembra ineluttabile. Da un'economia lineare basata sulla produzione, dobbiamo passare ad un'economia circolare, basata sul riutilizzo, il mantenimento, la cura ed il riciclaggio. Inspirandosi ad ecosistemi naturali, l'economia circolare tenta di riprodurre i cicli delle materie, di reintegrare e valorizzare i rifiuti, i residui e le scorie nella macchina di produzione, impiegando al contempo un minimo di energia.

"Un'economia circolare stricto sensu implicherebbe una forma di crescita, siccome in virtù delle leggi della termodinamica, le perdite di risorse sono inevitabili e non si può immaginare un aumento del PIL senza un incremento del consumo di risorse", afferma invece Dominique Bourg. Questa diagnosi, che implica un cambiamento del modello della società, non è condivisa dalla consigliera nazionale vodese Adèle Thorens, copresidente dei Verdi svizzeri e difensore dello sviluppo sostenibile: "È necessario distinguere decrescita del consumo di risorse e decrescita del PIL. Secondo me, l'obiettivo dell'economia circolare è di contribuire ad una decrescita massiccia del consumo delle risorse."

Che ci si orienti verso uno o l'altro di questi modelli teorici, delle imprese e collettività pubbliche applicano già i principi dell'ecologia circolare, come a Ginevra, dove l'85% dei rifiuti della filiera della costruzione vengono rivalorizzati. Altrove in Svizzera, diversi programmi permettono di scaldare a distanza delle abitazioni attraverso la combustione di rifiuti. I rifiuti umidi servono a generare biogas grazie a fabbriche di metanizzazione come quella di Germanier Ecorecyclage a Lavigny (VD), capace di trasformare 30'000 tonnellate all'anno di rifiuti casalinghi in carburante e in composto. Il concetto di "miniera urbana" fa pure parte di un programma pilota a Zurigo. È infatti nelle nostre abitazioni e nei nostri elettrodomestici che sembra trovarsi la maggior parte delle riserve mondiali di certi metalli come, ad esempio, il rame.

"Per un paese povero di materie prime come la Svizzera, l'economia circolare rappresenta una manna dal cielo in quanto permette di far rientrare nel processo di produzione dei materiali che si trovano ormai sul nostro suolo", osserva David Avery, di Cleantech Friburgo. Infatti, al posto di importare del PET ed altre plastiche dall'India o dalla Germania, smantellando i suoi rifiuti, la Svizzera può disporre della sua materia prima. Bisogna solo convincere i consumatori della qualità dei sottoprodotti derivanti da questi scarti. "Certe persone pensano che il cemento riciclato non sia abbastanza buono, ma per cemento da riempimento, è assurdo utilizzare una qualità ottimale! È spesso sciocco spendere tanta energia per estrarre della ghiaia e produrre cemento nuovo", afferma Laurent Dorthe, direttore della ditta di ghiaia Claie-aux-Moines che produce Eco-cemento.

"È importante dire che alla fine di questo processo industriale, si ritrovano dei prodotti di prima mano e non di seconda mano", insiste David Avery. Lo Stato ha certamente un ruolo importante nello sfatare certi pregiudizi negativi e permettere ai prodotti dell'economia circolare di essere concorrenziali rispetto a quelli dell'economia lineare.

Oltre a queste evoluzioni normative e legali, le realtà economiche promettono un bel avvenire all'economia circolare. "La Svizzera è ancor poco toccata, ma l'impoverimento delle persone in Europa le spinge a volgersi verso un consumo più intelligente. Sono stufe dei grandi gruppi e delle loro strategie. Ad esempio, il mercato della riparazione dei telefoni portatili è esploso, cosa che sembrava impensabile fino a qualche anno fa", constata Dominique Bourg.


Informazione

Sul tema

Qualche pista verso un’economia circolare

  • Tener conto nella costruzione, primo produttore di rifiuti in Svizzera, dell’energia grigia dei palazzi destinati alla demolizione
  • Produrre articoli riparabili piuttosto che usa e getta
  • Favorire ecositi, ovvero siti industriali dove le imprese collaborano tra loro per ottimizzare le loro risorse
  • Evitare aberrazioni ecologiche come le cartucce d’inchiostro di pessima qualità  

Ultima modifica 02.09.2015

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