Perché utilizzare il proprio laptop in ufficio

L’utilizzo del materiale informatico privato si sta diffondendo rapidamente nelle imprese. Con quale impatto sulla produttività e sulla sicurezza?

Piano ravvicinato su alcuni computer portatili all'interno di un negozio.

I responsabili informatici sono raramente popolari all'interno delle aziende. Con le loro fobie delle intrusioni e del mancato rispetto dei protocolli, vietano sistematicamente l'utilizzo del materiale personale degli impiegati, e spingono verso la standardizzazione delle apparecchiature all'interno dell'impresa (stessi computer e stessi programmi per tutti gli impiegati) al fine di facilitare la gestione del parco informatico, di uniformare la formazione del personale e di tenere sotto controllo la sicurezza dei dati.

Ma ecco che questo modello comincia a vacillare, sotto l'impulso di impiegati sempre più desiderosi di beneficiare anche al lavoro dei loro strumenti informatici privati. Una tendenza che oggi viene definita "Bring your own device" (letteralmente: portate il vostro materiale) o BYOD. Come indica il termine, questo nuovo approccio consiste nel permettere agli impiegati di utilizzare strumenti personali (laptop, tablet o smartphone) sul posto di lavoro per svolgervi compiti professionali.

Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti dall'impresa informatica Cisco, l'approccio del BYOD permetterebbe una migliore produttività ed una maggiore soddisfazione sul posto di lavoro. Lo studio in questione, condotto tra quadri medi, afferma inoltre che questi ultimi sarebbero pronti a pagare fino a USD 600 di tasca loro per poter lavorare su apparecchiature da loro scelte. Un altro studio Cisco conferma che si tratta certamente di una tendenza condivisa: secondo questa inchiesta, quattro diplomati universitari su cinque desiderano ormai poter scegliere il loro materiale informatico sul luogo di lavoro. Un gran numero di questi opta infatti per modelli della marca Apple. I dirigenti sarebbero felici di sapere che, secondo un studio dell'istituto americano Forrester, la produttività degli utilizzatori di Mac in impresa è superiore alla media.

Per una piccola impresa, l'approccio BYOD può avere come vantaggio supplementare l'abbassamento dei costi. Se un impiegato desidera utilizzare il suo computer al lavoro, l'impresa non dovrà pagare del materiale supplementare. Un calcolo che vale soprattutto per le giovani start-up. Oltre una certa grandezza, il fattore sicurezza prevale invece su tutti gli altri aspetti, e molte sono le società che preferiscono mantenere un controllo totale sul loro parco informatico vietando l'uso di materiale privato sul posto di lavoro. Una preoccupazione senz'altro comprensibile, in particolare per le società che trattano o possiedono dati sensibili.

Proprio per questo la strada maestra per il "Bring your own device" generalizzato passerà certamente attraverso un'altra innovazione, che fa anch'essa parlare molto di sé negli ultimi anni: il cloud computing, ovvero la decentralizzazione delle risorse informatiche su server esterni all'impresa. In questo caso, le macchine dell'impresa non ospitano alcun programma né dati e le applicazioni sono accessibili via internet. "Dal momento in cui i computer degli impiegati risultano dei semplici terminali d'accesso e che tutto è decentralizzato, non vi è più ragione di proibire a chi lo desiderasse l'utilizzo di apparecchi personali, reputa in PMI Magazine Marco Ricca, direttore della società ginevrina Satorys, specializzata in sicurezza informatica. Questa delocalizzazione nel cloud delle risorse informatiche è oggi resa possibile dall'ampiezza della banda a disposizione. Il rischio non è maggiore rispetto a prima, cambia semplicemente di natura, osserva lo specialista. Invece di proteggere diversi posti di lavoro, si protegge soltanto il server delocalizzato, ma lo si protegge molto meglio."

Queste soluzione di virtualizzazione si pongono oggi come un'alternativa ai desktop fisici. Qualche impresa pioniera ha fatto il primo passo; si tratta ad esempio della Fiduciaire du Léman (FDL) a Ginevra, che ha deviato tutti i suoi programmi nel cloud e delegato la gestione delle sue risorse informatiche ad una società specializzata (vedi il riquadro a fianco). Il sistema ha dato i suoi frutti ed anche i tradizionali programmi da vasto pubblico, come il pacchetto Office di Microsoft, sono oggi disponibili in utilizzo cloud.

Nella maggior parte delle PMI si preferisce comunque aspettare che la tendenza si sviluppi ulteriormente prima di lanciarsi. "Esiste una resistenza psicologica ed una forte inerzia legate alle abitudini, osserva Marco Ricca di Satorys, nonostante queste soluzioni siano già molto pertinenti. Questo vale soprattutto per una PMI, che non ha come vocazione la cura della gestione dei sistemi informatici."


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"È necessario offrire flessibilità agli impiegati"

Alla guida di Digital Luxury Group, società ginevrina di 40 collaboratori specializzata nella consulenza su internet, David Sadigh raccomanda la flessibilità concernente il materiale informatico utilizzato nell’impresa: "Certamente forniamo un computer ai nostri impiegati, ma se vogliono dotarsi del loro materiale, li autorizziamo. In maniera generale, ritengo che la flessibilità sul posto di lavoro continuerà a svilupparsi. La nuova generazione si è abituata a lavorare con i propri strumenti e non vuole che le si imponga un quadro troppo rigido." 

Ultima modifica 02.09.2015

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