L’insospettabile potenziale dei timidi

Gli introversi sono spesso sottovalutati nelle imprese, che gratificano lo spirito di squadra e la socievolezza. Ma la loro discrezione può dissimulare eccezionali qualità di leader. Analisi.

In un ambiente lavorativo una giovane donna fa capolino con la testa da una pianta dietro cui si nasconde.

Il percorso di celebri introversi come Gandhi, Einstein, Madre Teresa o Bill Gates è ancor più ammirevole dato quanto sia difficile per una persona timida imporsi nel suo settore e diventare un leader carismatico. A causa di questo tratto del carattere infatti, le sue qualità sono spesso giudicate negativamente nella nostra società.

È la tesi dell'autrice Susan Cain, ex avvocato diplomatasi ad Harvard, che ha rivelato le sofferenze degli introversi nel suo libro Quiet: the Power of Introverts in a World that Can't Stop Talking (Il potere degli introversi in un mondo che non smette di parlare). Pubblicato lo scorso gennaio, il libro è stato oggetto di numerosi articoli nei grandi media americani ed ha innescato un intenso brusio su internet: sono migliaia i timidi che esprimono il loro sollievo non sentendosi soli ed tovando infine una spiegazione al loro sentimento d'inadeguatezza, o addirittura di vergogna, all'interno della società.

Ben documentato e facente riferimento ad una grande quantità di ricerche in psicologia, The Power Of Introverts afferma che tra il 30% ed il 50% della popolazione è toccata dall'introversione. "Si tratta di un tratto caratteriale fondamentale quanto il genere", considera Susan Cain in un'intervista all'Hebdo. Lei stessa introversa, ha confessato di aver impiegato anni per costruire la sua personalità ed a comprendere che questo poteva rappresentare un punto di forza. "Gli individui introversi osservano il loro ambiente e riflettono prima di parlare o di agire. Il loro comportamento è caratterizzato dalla prudenza. Dispongono di un'ottima capacità di ascolto. Non sorprende quindi che provochino meno incidenti! Con un QI equivalente a quello di un estroverso, ottengono note migliori e diventano dei buoni leader, a causa della loro dote di empatia." Amando lavorare in solitudine, raggiungono spesso dei livelli di eccellenza nei settori dello sport o delle arti, ma anche nelle imprese.

Per sapere invece se gli introversi possono rivelarsi dei buoni leader, lo psichiatra Antoine Pelissolo, autore di Ne plus rougir et accepter le regard des autres (Non arrossire più ed accettare lo sguardo degli altri), reputa che questo dipenda dal tipo di contesto e dalle differenti specificità dell'individuo: "In certi settori, come la ricerca accademica, l'introversione non pone alcun problema. Altrove, la si può benissimo compensare con molta intelligenza o una grande forza sul lavoro." Il coach ginevrino Nicolas Chauvet considera anche che l'introversione non costituisca uno svantaggio, né un atout, per accedere a posizioni dirigenziali: "La maggior parte delle nostre competenze sono apprese, non dobbiamo dimenticarlo. Vedo a volte dei timidi che si rivelano eccellenti venditori, in quanto controbilanciano con altre qualità. Il cosiddetto smalltalk si acquisisce con l'esperienza, non è difficile."

Lo specialista dei comportamenti in organizzazione John Antonakis, professore all'Università di Losanna, non condivide questo parere. Secondo lui, per un introverso è difficile diventare un buon leader, dato che la qualità essenziale di questa funzione risiede nella capacità di influenza attraverso il canale del carisma e della personalità: "Questo necessita molti contatti sociali, cosa che gli introversi non amano instaurare. Esistono certamente delle eccezioni come Gandhi, che possedeva altri atout come l'intelligenza, ma non fanno che confermare la regola."

In compenso, il professore si unisce a Susan Cain quando parla di una discriminazione verso le persone introverse all'interno della nostra società: "Il fatto che gli introversi non siano dei buoni leader non implica che le loro competenze non possano rivelarsi utili per l'impresa. Certi posti convengono nettamente meglio a questo genere di persone, se i contatti sociali sono minimi. Ma gli studi mostrano che, nel caso di uguali competenze, si tende ad assumere sistematicamente il candidato estroverso. Questo problema è imputabile alla cattiva formazione dei dirigenti delle risorse umane, che possiedono spesso più nozioni di diritto che di psicologia. Una situazione negativa per le imprese, che assumono un unico tipo di personalità, e per l'intera società, che perde così competenze preziose."


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La differenza tra introversione e timidezza

Per Susan Cain non si devono confondere introversione, timidezza e fobia sociale: "Gli estroversi cercano costantemente la compagnia e traggono la loro energia dagli altri. Gli introversi si stancano facilmente degli ambienti stimolanti, con troppo rumore e gente. Hanno idee migliori e sono più creativi nella solitudine." L’ex avvocato ammette però che "la timidezza e l’introversione si accavallano spesso ed il dibattito tra gli specialisti per distinguerle non è ancora chiuso". 

Ultima modifica 02.09.2015

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