Le PMI svizzere poco protette contro i cyberattacchi

Un uomo si gratta la testa di fronte a una serie di schermi di computer piratati o infettati da virus.

(10.01.2018) Un nuovo  studio ha da poco attestato la vulnerabilità delle PMI svizzere nei confronti della cybercriminalità. Secondo un sondaggio dell’istituto gfs-zürich, il 36% di queste, ovvero 209'000, sono già state confrontate con dei malware quali virus o cavalli di Troia. 

L’inchiesta mostra che il 6% di esse (35'000) ha dovuto subire perdite di dati e il 4% (23'000) manovre di ricatto. Il furto di dati concerne il 2% delle PMI (12'000). Gli autori dello studio si dicono sorpresi dall’ampiezza del fenomeno. Reputano che le PMI stiano sottovalutando fortemente i rischi e che non siano sufficientemente protette. 

Oltre la metà (56%) delle PMI crede di essere ben protetta, se non molto ben protetta. Solo il 10% è cosciente dell’esistenza di un rischio elevato o molto elevato di dover sospendere le proprie operazioni per una giornata a causa di un cyberattacco. E il 4% pensa che il pericolo di venir minacciati nella propria esistenza sia importante o molto importante. Solo il 60% delle PMI si è dotato di protezioni di base (anti-malware, firewall, patch management, backup). 

Il sondaggio di gfs-zürich è stato realizzato per conto di sei organizzazioni, fra cui l’organizzazione mantello del settore delle tecnologie dell’informazione Information & Communication Technology Switzerland. Sono stati interpellati trecento dirigenti di PMI di tutte le regioni linguistiche. 

Un’inchiesta della Scuola universitaria professionale di Lucerna pubblicata nel novembre 2017 aveva già concluso che il 40% delle PMI svizzere ha subito un cyberattacco come il phishing di posta elettronica o un malware. Gli autori della ricerca avevano stimato che le PMI elvetiche sono sprovviste di conoscenze inerenti la sicurezza informatica.


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Ultima modifica 10.01.2018

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