Fine della soglia minima di cambio: UBS rivede al ribasso le sue previsioni di crescita

Primo piano su un franco svizzero posato su un grafico che mostra un andamento irregolare.

(25.02.2015) L’abbandono da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) della soglia minima di cambio di CHF 1,20 per un euro dovrebbe comportare un "netto rallentamento nell’economia svizzera", secondo UBS. La banca ha abbassato le sue previsioni di crescita del prodotto interno lordo (PIL) per il 2015 da 1,8% a 0,5%.

Gli economisti di UBS "prevedono per l’anno in corso un contributo negativo alla crescita da parte delle esportazioni nette". L’industria meccanica, elettronica e metallurgica così come il turismo dovrebbero essere particolarmente toccati dal rialzo del franco conseguente la fine della soglia minima di cambio.

L’istituto bancario svizzero non esclude la possibilità di una contrazione dell’economia per due trimestri di fila, ovvero una recessione tecnica. Per il 2016 UBS prevede una crescita del PIL dell’ 1,1% contro il precedente 1,7%.

Lo scenario principale degli analisti della banca concernente il tasso di cambio tra franco e euro prevede "leggere fluttuazioni che ruotano intorno alla parità nei prossimi sei mesi". Su dodici mesi anticipa una leggera svalutazione del franco rispetto alla moneta europea e la media delle fluttuazioni si attesterà a 1,05" (CHF per EUR 1). Per il tasso di cambio con il dollaro, si attendo "un andamento laterale intorno a 0,91 (CHF per USD 1), caratterizzato da volatilità".

UBS pronostica anche che "finché il franco svizzero rimarrà fortemente sopravvalutato, la BNS dovrebbe confermare i tassi negativi come strumento per ridurre l’attrattività degli investimenti in franchi". Né la BNS, né la Banca centrale europea (BCE) dovrebbero definire tassi a breve termine positivi prima del 2017. I tassi a lungo termine dovrebbero anch’essi restare "bassi ancora per molto".

UBS infine prevede conseguenze a lungo termine dalla fine della soglia minima di cambio, come l’aumento del tasso di disoccupazione e la diminuzione dei salari, che "pregiudicano le aspettative di prezzo per gli immobili".


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Ultima modifica 08.10.2015

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