L’industria delle machine risente del franco forte

Primo piano su degli ingranaggi di una macchina di precisione.

(06.05.2015) Le PMI dell’industria delle macchine subiscono gli effetti della fine della soglia minima di cambio tra franco e euro. Circa 2'000 impieghi sono già andati persi, secondo Swissmechanic, l’organizzazione mantello delle piccole e medie imprese delle macchine, dell’elettronica e della metallurgia.

Per far fronte alle conseguenze della decisione presa dalla Banca nazionale svizzera (BNS) il 15 gennaio scorso, il 16% delle società ha proceduto a dei licenziamenti, il 15% ad un aumento del tempo di lavoro settimanale ed il 5% ad una riduzione degli orari, secondo un sondaggio condotto da Swissmechanic presso i suoi membri. Delocalizzazioni ed ottimizzazione della produzione figurano anch’esse tra le misure messe in atto.

Quasi i due terzi degli interpellati (63%) reputa la situazione insoddisfacente per quanto riguarda i margini, già sotto pressione da anni, contro il 51% del trimestre precedente e il 34% del primo trimestre del 2014. Inoltre, il 36% delle PMI giudica che l’evoluzione della propria cifra d’affari non sia soddisfacente, contro il 31% del trimestre precedente. È il 25% invece a ritenere che il livello dei guadagni sia buono ed il 40% a giudicarlo soddisfacente.

"Siamo giunti al limite, ha dichiarato il direttore di Swissmechanic Olivier Müller. Al momento della crisi dell’euro nel 2009, le PMI hanno già preso delle misure per mantenere la competitività." Se la situazione non migliorasse, il 13% delle imprese procederà a nuovi licenziamenti nel corso del prossimo semestre. La stessa proporzione prevede di ricorrere a riduzioni del tempo di lavoro.


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Ultima modifica 08.10.2015

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