Credit Suisse rivede le sue previsioni di crescita al ribasso

Banconote di franchi svizzeri disposte in modo disordinato su di un tavolo sopra cui sono posate una moneta da cinque franchi, una matita rossa e una calcolatrice.

(23.12.2015) La crescita elvetica dovrebbe essere meno forte del previsto nel 2016. Pur avendo precedentemente previsto un aumento del prodotto interno lordo dell’1,2%, gli economisti di Credit Suisse si aspettano ormai un aumento dell’ordine dell’1% soltanto.

A causa della forza del franco, che continua a pesare sulle esportazioni, l’economia interna prosegue nel suo rallentamento, precisa la seconda banca svizzera. Ricorda inoltre che il livello di crescita atteso si situa nettamente al di sotto del potenziale a lungo termine.

Nonostante il progredirsi dell’immigrazione, l’aumento del potere d’acquisto e gli interessi creditizi favorevoli trainino la congiuntura verso l’alto, l’economia nazionale ne esce comunque indebolita. Secondo gli esperti di Credit Suisse, un nuovo apprezzamento della moneta elvetica sarebbe particolarmente difficile da sopportare.

Gli osservatori partono dal principio che la Banca nazionale svizzera (BNS) proseguirà con la sua politica di interessi negativi come minimo fino alla fine dell’anno 2016. L’istituto di emissione potrebbe addirittura ridurre ulteriormente i tassi.

Un po’ meno di un anno dopo l’introduzione di questi interessi negativi, Credit Suisse stila un primo bilancio e constata che essi cominciano ad avere gli effetti auspicati sugli investitori in franchi e sulle banche estere.

Emerge però da un’inchiesta condotta tra le PMI elvetiche che l’ambiente dei tassi bassi creatosi negli ultimi anni non ha spinto massicciamente gli investimenti degli imprenditori. Meno di un dirigente d’impresa su tre indica infatti di aver messo mano al portafoglio. Tra loro, la maggioranza afferma di aver investito nell’immobiliare.

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Ultima modifica 23.12.2015

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