Debole incremento dei salari nel 2013

Piano ravvicinato su alcuni documenti con grafici, monete sparse e una penna.

(07.11.2012) L'aumento dei salari in Svizzera sarà modesto nel 2013. Dovrebbe raggiungere lo 0,8% in termini nominali, secondo uno studio di UBS. Dato che l'inflazione per il prossimo anno è stimata allo 0,6%, l'aumento reale dovrebbe ammontare allo 0,2%.

L'inchiesta di UBS rileva differenze importanti a seconda dei settori. Gli impiegati della chimica e della farmaceutica possono sperare in un incremento dell'1,3%, quelli dei servizi informatici dell'1,2%. I salari dovrebbero stagnare nel turismo. Questo settore non è toccato soltanto da una situazione economica sfavorevole, ma è anche influenzato dal contratto collettivo del settore alberghiero e della ristorazione, sottoscritto nel 2012. Questo aveva portato ad un forte aumento dei salari minimi, che dovrebbe ridurre il potenziale di incremento nel 2013.

Gli economisti di UBS intravvedono due ragioni per questa timida evoluzione delle remunerazioni. Le imprese non devono aumentare i salari nominali per compensare l'inflazione, dato che quest'ultima è stata negativa nel 2012 (stimata a -0,5%) e che sarà positiva ma debole nel 2013. Un secondo fattore riguarda invece la situazione economica morosa in Europa ed anche in Svizzera. Un certo numero di imprese ha visto la propria cifra d'affari diminuire. È soprattutto l'industria d'esportazione che risente del franco forte e della cattiva congiuntura estera. L'incertezza crescente sull'evoluzione della situazione frena la tendenza al rialzo dei salari. Le attività domestiche se la cavano meglio e dovrebbero vedere i salari aumentare.

Le negoziazioni salariali sono state meno marcate delle questioni monetarie rispetto all'anno precedente. Mantenuto dalla Banca nazionale svizzera (BNS) dall'estate del 2011, la soglia del tasso di cambio con l'euro ha sostenuto le imprese.

L'inchiesta UBS è stata effettuata presso 378 imprese ed associazioni padronali che rappresentano 22 settori d'attività. Tra il 1989 ed il 2011, lo scarto tra le previsioni del sondaggio e le statistiche dell'UST corrispondevano in media a 0,3 punti di percentuale.


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Ultima modifica 10.09.2015

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