Prospettive favorevoli per l’economia svizzera

Gruppo di persone in abiti da ufficio riunite attorno ad un tavolo che esultano con le braccia in alto.

(09.02.2011) Nel 2010, l'economia svizzera si è ripresa dalla recessione in maniera rapida e vigorosa. Secondo Credit Suisse, l'industria ha beneficiato della ripresa del commercio mondiale mentre i rami volti al mercato interno hanno potuto contare sull'immigrazione e l'eccellente clima del consumo.

I fattori che hanno finora contribuito alla ripresa dell'economia, come le misure di sostegno fiscale e gli effetti statistici, stanno progressivamente sparendo.

Nel 2011, la domanda estera dovrebbe aumentare più della domanda interna, fattore che avvantaggerebbe i settori industriali che mirano all'esportazione. I settori ben avviati nei paesi emergenti in pieno sviluppo economico dovrebbero vivere una fase di crescita superiore alla media, con in testa l'industria orologiera. Il franco forte potrebbe però frenare i settori esportatori, anche se la congiuntura all'estero ha un'influenza molto più forte sulle esportazioni rispetto al corso del cambio.

Credit Suisse prevede una crescita più ristretta per i settori in preda a problemi strutturali, come il tessile e l'abbigliamento, la stampa e l'editoria, così come l'industria della carta. I deficit maggiori attendono il settore alberghiero, il quale patirà la forza del franco, in particolare per quanto concerne la clientela proveniente dalla zona euro e dalla Gran Bretagna.

La solidità del mercato del lavoro è stata particolarmente sorprendente e la disoccupazione è aumentata molto meno rispetto ai periodi di recessione precedenti. Questo fenomeno trova spiegazione nel ricorso al lavoro ridotto che ha permesso di evitare, almeno a breve termine, maggiori soppressioni dei posti di lavoro. Il lavoro parziale varia a seconda dei settori: è stato utilizzato più frequentemente nella metallurgia, nell'industria tessile e dell'abbigliamento, così come nella metalmeccanica.

I calcoli degli economisti della grande banca mostrano che, senza possibilità di ricorso al lavoro ridotto, la disoccupazione sarebbe stata nettamente più elevata nei diversi settori. La differenza può raggiungere i 7 punti di percentuale di disoccupazione in più a seconda dei settori. Al momento, non si può tuttavia dire in maniera definitiva se il lavoro ridotto abbia effettivamente permesso di evitare in maniera durevole i licenziamenti.


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Ultima modifica 08.09.2015

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