"Tutte le PMI possono imparare qualcosa dalla Silicon Valley"

La Mecca californiana dell’innovazione e il suo funzionamento ispirano le start-up di tutto il mondo. Ma i suoi insegnamenti possono anche essere applicati alle PMI svizzere, qualunque sia il loro settore d’attività. 

Christian Lundsgaard-Hansen, fondatore dell’agenzia Sparkr, è un fine conoscitore della Silicon Valley. In occasione di un recente soggiorno di un mese in loco, ha potuto fare svariati incontri e colloqui presso grandi aziende come Facebook, Google o Apple, ma anche presso start-up locali e acceleratori. Ci spiega come la Silicon Valley possa fungere da modello per tutte le piccole e medie imprese del nostro paese. 

Quale aspetto della Silicon Valley le sembra più stimolante per le PMI svizzere?

Christian Lundsgaard-Hansen: La Silicon Valley è innanzitutto uno stato mentale che permette l’innovazione, una maniera di pensare. È molto incoraggiante in quanto cambiare la propria visione non costa nulla. È alla portata di tutti! E si può applicare a tutte le imprese, qualunque sia il loro settore d’attività. 

Concretamente, come fare per adottare questo stato mentale?

C.L-H: In una PMI è possibile cominciare a poco a poco, ad esempio modificando il modo in cui si conducono le riunioni. Invece di dire "sì, ma" alle proposte dei collaboratori, il direttore può dire "sì, e si potrebbe anche fare così". Si tratta di un dettaglio, ma tutta la squadra in tal modo resta più costruttiva e più creativa. Consiglio anche a un dirigente di parlare per ultimo. Questo permette agli impiegati di esprimersi più liberamente, e trasmette il messaggio che tutte le idee sono interessanti. Il direttore deve essere un moderatore, non un "dittatore". 

Lei insiste anche sull’apertura, altro valore centrale della Silicon Valley.

C.L-H: Certamente. Le imprese della Silicon Valley credono che la prossima idea geniale possa arrivare in qualsiasi momento, da chiunque e ovunque. Anche se sono il numero uno sul mercato, non sanno tutto e partono dal principio che possono sempre imparare da qualcuno. Avvengono scambi costanti con degli attori esterni – grandi imprese, PMI, start-up o anche con attori del mondo della ricerca – ma anche in maniera interdisciplinare all’interno dell’impresa. L’ho constatato personalmente durante il mio viaggio, riuscendo ad ottenere degli appuntamenti con personalità importanti. Gli scambi di idee e il networking funzionano molto attraverso meet-up (delle riunioni mirate su un interesse comune organizzate attraverso la piattaforma meetup.com, ndr.). Un numero incalcolabile di eventi di questo tipo ha luogo ogni giorno. 

Quali sono i suoi consigli per le PMI svizzere a tal proposito?

C.L-H: Un dirigente di PMI può cominciare indentificando un meet-up o un workshop di suo interesse e andarci. Tengo a sottolineare la differenza tra un meet-up e una conferenza. Le conferenze radunano solitamente le stesse persone, o almeno persone che si assomigliano. Questo permette raramente di dare nuova linfa al proprio network o alla propria visione delle cose. Si tratta invece di mostrarsi aperti alle influenze di altri settori, di interessarsi a ciò che l’apprendista, fan dei computer nel suo tempo libero, può apportare. All’interno, come direttore, non ci si può accontentare di dirsi aperti per poi chiudersi nel proprio ufficio tutto il giorno. Bisogna dare un segnale forte. Vi do un esempio: Mark Zuckerber, il direttore di Facebook, lavora nello stesso open-space dei suoi impiegati. E tutti i venerdì pomeriggio tiene un’assemblea durante la quale risponde alle loro domande. 

Cosa fare dopo aver raccolto delle idee?

C.L-H: Si possono classificare le idee in tre categorie: le prudenti, che puntano a migliorare le performance della compagnia così com’è, le nuove, che sfociano in un processo o un prodotto innovativo, e le visionarie, che stravolgono tutto. Un’impresa dovrebbe dar seguito a idee di queste tre categorie, ad esempio il 70% del primo gruppo, il 20% del secondo e il 10% dell’ultimo. Ciò implica evidentemente la consacrazione di risorse a qualcosa il cui riscontro sugli investimenti non è visibile nell’immediato. Ma le PMI dovrebbero stabilire una priorità strategica. Le imprese navigano in acque che non sono eterne e questa situazione viene ulteriormente accentuata dalla digitalizzazione. Esse devono essere pronte a salpare verso nuove mete, sin d’ora, lasciando spazio all’esplorazione. 

Nel corso del suo soggiorno, ha visto molte start-up promuovere il proprio progetto tramite "pitch"? Cosa ne ha ritenuto?

C.L-H: Le start-up californiane non sono "migliori" delle start-up svizzere. Ma si mostrano spesso molto convincenti, in quanto sanno raccontare una storia per vendersi. Le imprese svizzere dovrebbero abbandonare la loro modestia. Al momento di una presentazione, una soluzione interessante consiste nell’adottare il concetto "start with why", dell’autore britannico Simon Sinek. Spesso un’impresa spiega ciò di cui si occupa e come lo fa, e solo in seguito dice il perché. Simon Sinek suggerisce di cominciare dal perché, cosa che permette di coinvolgere il pubblico e di farselo amico. Steve Jobs, all’epoca dei primi PC, iniziava i suoi discorsi raccontando come fosse convinto che tutti dovessero beneficiare della potenza del computer. Una volta toccate le corde emotive, diventa molto più facile convincere che il proprio prodotto è eccezionale senza sembrare un insopportabile arrogante.


Informazione

Biografia

Ritratto di Christian Lundsgaard-Hansen, fondatore dell’agenzia Sparkr

Christian Lundsgaard-Hansen ha creato l’agenzia Sparkr, dedicata all’innovazione e alle competenze del futuro. È anche cofondatore del "think-and-do tank" Embrace, specializzato nella ricerca e lo sviluppo urbani, e pure cofondatore e organizzatore degli Swiss Fintech Awards. Parallelamente, porta avanti una carriera nella musica con il progetto Blomstre. Christian Lundsgaard-Hansen ha studiato scienze sociali all’Università di Berna.

Ultima modifica 07.02.2018

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