"Equipaggiamo i treni ad alta velocità di tutto il mondo"

La società argoviese Romay realizza due terzi delle sue vendite all’estero. Malgrado la pressione del franco forte, il direttore Marco Steg vuole conservare la produzione in Svizzera.

Situtata a Oberklum, nel canton Argovia, l'impresa Romay fabbrica impianti sanitari in materiali compositi (assemblaggio di almeno due componenti) e dei pezzi modellati destinati all'industria ferroviaria ed al settore medico. Fondata nel 1946, la ditta conta 255 collaboratori. Nel 2012 Romay ha aperto una filiale in Cina, per realizzare, tra l'altro, un mandato del costruttore Siemens Healthcare. Per far fronte al franco forte, che pesa sui margini della società, il CEO Marco Steg punta sull'aumento della produttività.

Quali sono le attività di Romay?

Marco Steg: La nostra attività storica è la produzione di attrezzature sanitarie in materiali compositi, come lavandini o piatti doccia. Questo settore rappresenta un terzo della nostra cifra d'affari. Dagli anni '80 l'impresa si è diversificata specializzandosi nella fabbricazione di pezzi modellati in materiale sintetico rinforzato di fibra di vetro. Produciamo carrozzerie per apparecchi di pulizia industriale, delle conchiglie per i distributori automatici di banconote ed anche scatole di protezione di antenne per i portici di sicurezza. Lavoriamo anche per i costruttori di materiale ferroviario ed i fabbricanti di apparecchiature mediche. Tutte queste attività rappresentano i due terzi dei nostri guadagni.

In cosa siete specializzati?

Steg: Disponiamo di tre competenze chiave: l'ingegneria, compresa la valutazione dei migliori processi di produzione, la fabbricazione di pezzi complessi in materia plastica e di sistemi di costruzione modulari, ed infine la semplificazione della catena d'approvvigionamento dei nostri clienti. Nel settore medico, ad esempio, forniamo la carrozzeria completa di uno scanner IRM. Anche tutto l'interfaccia è montato precedentemente da noi. Assicuriamo in tal modo l'acquisto di pezzi necessari a queste apparecchiature.

Dove vengono fabbricati i vostri prodotti?

Steg: Tutta la produzione veniva realizzata in Svizzera fin al mese di ottobre 2012, momento in cui abbiamo aperto una filiale a Quingdao, in Cina, dove realizziamo ormai il 15% circa della nostra cifra d'affari. Una centinaio di collaboratori lavorano in questo nuovo sito, che è nato dalla dissoluzione di una join venture in Cina.

Questa decisione è stata presa a causa del franco forte?

Steg: No. Si tratta di un mandato che effettuiamo per Siemens, uno dei nostri più grandi clienti, che si è stabilito in quel paese. Fabbrichiamo pezzi modellati destinati ad equipaggiare la carrozzeria esterna degli scanner d'immagini per risonanza magnetica, fabbricati in loco. Naturalmente, produrre in Cina ci permette di ridurre i costi, di essere più competitivi e di incrementare i nostri guadagni.

Quale percentuale dei vostri prodotti esportate all'estero?

Steg: Realizziamo i due terzi della nostra cifra d'affari nella zona euro ed il resto in Svizzera. I nostri più grandi clienti si trovano in Germania.

La forza del franco ha avuto un impatto sulle vostre attività?

Steg: I nostri margini ne hanno risentito fortemente. Nella nostra impresa, le regole in fatto di monete sono molto chiare: la metà del prodotto delle vendite che realizziamo in euro viene spesa per l'acquisto di materiali primari e di componenti. L'altra metà viene cambiata in franchi.

La politica della Banca nazionale vi ha giovato?

Steg: Certamente! Con un euro a CHF 1,50 la nostra situazione era ideale. Un cambio che scende a CHF 1,20 fa sgretolare i margini e nascere problemi. Ma la situazione sarebbe ancor peggio se il franco continuasse a rafforzarsi.

Quali misure avete preso?

Steg: Nell'estate 2012, un' analisi dei nostri costi ci ha permesso di identificare un forte potenziale di risparmio nei nostri metodi di produzione. Ad esempio, certi pezzi devono essere perfettamente lisci e questo richiede una parte importante di lavoro manuale. Da sei mesi a questa parte, stiamo investendo nella sostituzione di processi di produzione per incrementare la nostra efficacia e ritrovare un profitto. Delocalizzare la produzione non è tra le nostre priorità. La qualità svizzera resta un vantaggio maggiore sul piano internazionale e vogliamo assicurare i posti di lavoro ai nostri collaboratori.

Risentite della contraffazione?

Steg: Per niente. Sviluppiamo con i nostri clienti delle piccole serie di prodotti esclusivi, di cui sono proprietari.

Come prevede l'evoluzione delle vostre attività?

Steg: Sono fiducioso. Diversi nostri clienti sono leader nel loro settore, come Siemens nella tecnologia, Bombardier nei trasporti, oppure Roche nella farmaceutica. E questi mercati sono in piena espansione. L'urbanizzazione del pianeta sta dinamizzando i trasporti collettivi. Nel settore sanitario noi fabbrichiamo l'80% della nostra cifra d'affari in Svizzera, dove possediamo una grande fetta di mercato. La costruzione va anch'essa a gonfie vele, assicurandoci così una solida crescita.


Informazione

Biografia

Ritratto di Marco Steg, direttore della società argoviese Romay.

Marco Steg, 51 anni, dirige la società Romay dal gennaio 2012. Ingegnere di formazione, in precedenza ha lavorato per dodici anni presso il gruppo di istallazioni di sanitari Geberit, il cui seggio si trova a Rapperswil-Jona. Vi ha occupato in particolare la funzione di responsabile della distribuzione per una parte dell’Europa. Nel 2005 passa al gruppo GF Piping Systems a Sciaffusa, ditta attiva nell’industria meccanica. Nel 2009 diventa CEO di Armstrong Metalldecken Europe, un gruppo americano specializzato nella fabbricazione di plafoni metallici, che possiede una succursale a San Gallo.

Ultima modifica 05.09.2015

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