"La creatività è innanzitutto uno stato mentale"

Patrick Reymond è uno dei tre cofondatori dell’Atelier Oï, un’impresa di architettura e design nel Giura bernese. Ci spiega la sua visione del proprio lavoro, del design svizzero e dà dei consigli per stimolare la creatività all’interno delle imprese.

Con sede sui due piani di un motel a lato della strada per Bienne a La Neuveville, l'Atelier Oï ha festeggiato i 20 anni nel 2011. Questa impresa atipica e pluridisciplinare, fondata e diretta da tre giovani appassionati, che spazia tra architettura, design e scenografia, ha saputo collocarsi nel settore del design. Forte di una trentina di collaboratori e di numerosi premi vinti, l'Atelier oï annovera tra i clienti nomi come Ikea, Swatch, Louis Vuitton ed anche USM Haller.

Come è nato l'Atelier Oï?

Patrick Reymond: I fondatori sono tre: Armand Louis, Aurel Aebi ed io. Armand ed io proveniamo dallo stesso villaggio, La Neuveville, nel Giura bernese. Ho conosciuto Aurel durante gli studi di architettura a Losanna. Un progetto comune ci ha riuniti per la prima volta tutti e tre in occasione di un concorso che abbiamo vinto alla fine degli studi. Dopo questo successo, abbiamo deciso di fondare il nostro atelier nel 1991, che abbiamo chiamato Atelier Oï in omaggio alla troïka, il carro tipico russo trainato da tre cavalli. Spinti dalla stessa visione della professione, abbiamo sempre rifiutato di rinchiuderci in un solo settore o in un'unica specializzazione. Abbiamo infatti sviluppato velocemente la nostra gamma di prestazioni, che va da progetti architetturali o di design, a delle scenografie, o anche boccette di profumo... Abbiamo anche acquisito un savoir-faire pluridisciplinare molto vasto.

Come riuscite a mantenere una coerenza nei vostri progetti malgrado l'estrema diversità della vostre prestazioni?

Reymond: Abbiamo dei principi fondamentali, sui quali fondiamo la totalità del nostro operato professionale. Accordiamo, ad esempio, grande importanza ai materiali ed alla realizzazione concreta dei nostri progetti. Conduciamo un lavoro permanente di ricerca, di riflessione e di apprendimento sui materiali, sulle questioni artistiche e pratiche. Tutto ciò che viene prodotto è realizzato interamente al nostro interno, nei nostri locali. Non vi è, nella concezione che abbiamo del nostro mestiere, separazione tra il processo creativo e la realizzazione, tra il designer ed il produttore. L'insieme dei nostri progetti è quindi portatore di un'identità che ci è propria, anche se dal punto di vista del design non c'è un tratto formale che contraddistingue il nostro lavoro.

Perché aver scelto come sede La Neuveville, nel Giura bernese? Non avete temuto l'isolamento?

Reymond: Vi ci siamo installati più che altro per comodità, visto che Louis Armand, che si era appena laureato in architettura navale, possedeva già un atelier e delle macchine, e spostarle sarebbe risultato troppo costoso. Soltanto in seguito abbiamo compreso il potenziale di questo posto e la fortuna paradossale di trovarsi in un luogo isolato dai grandi centri urbani, da cui proviene però la maggior parte delle nostre comande. Infatti, il nostro relativo isolamento ci ha forzati a spostarci costantemente, ad andare noi stessi ad incontrare i clienti e provare la nostra qualità ed il nostro savoir-faire. Se a volte alcuni lavori ci sfuggono, evitiamo quello che secondo noi è un rischio molto più grave, ovvero di funzionare senza contatti con l'esterno, cosa che accade spesso quando ci si trova nelle capitali culturali come Zurigo o Parigi.

Qual è la vostra visione del design "swiss-made"?

Reymond: Il design "swiss-made" gode di un'eccellente reputazione su scala internazionale. Vi è una parte di insegnamento di qualità che assicura ai designer svizzeri un'ottima formazione. D'altro canto, i creatori svizzeri si distinguono generalmente per un approccio del loro lavoro che mette in avanti la prossimità tra l'idea di partenza e la produzione dell'oggetto. Al contrario del cliché dello stilista che abbozza un'idea sulla carta e si disinteressa della realizzazione concreta, i designer svizzeri accordano grande importanza alla produzione degli oggetti che concepiscono, alla collaborazione tra i diversi corpi di mestiere ed i designer stessi. È un marchio di fabbrica distintivo che assicura, tramite questa ricerca di coerenza e di convergenza pluridisciplinare, la qualità finale dell'oggetto.

Qual è la vostra strategia per smarcarvi e distinguervi dalla concorrenza?

Reymond: Ad essere sincero, non abbiamo mai riflettuto in termini di strategia o di conquista del mercato. Ciò che forse ci differenzia è piuttosto il nostro lato pluridisciplinare, ma si tratta anche di una qualità che abbiamo sviluppato al di fuori da ogni considerazione strategica. In generale, cerchiamo di metterci costantemente in questione, di attingere ovunque per trovare nuove ispirazioni: in Svizzera, paese diverso per eccellenza, ma anche in altre regioni del mondo. Abbiamo sempre concepito il nostro mestiere come un superamento delle frontiere, con delle formazioni e delle origine molto variate.

Parlando di ispirazione, quali consigli darebbe per stimolare la creatività all'interno di un'impresa? Avete dei metodi particolari in quest'ambito?

Reymond: La creatività è innanzitutto uno stato mentale che deriva da una certa curiosità. Tutto sta nel saper coltivare e sviluppare questa curiosità. Il sistema più efficace per stimolare la creatività è creare dei movimenti di scambio. Questo può assumere la forma di un'attività al di fuori dal lavoro, come una giornata di passeggiata in montagna, di sport all'aria aperta... Ogni cambiamento di ambiente è propizio all'emergere di nuove idee, ad una salutare presa di distanza. Si può anche organizzare un seminario all'interno dell'impresa, ad esempio invitare un designer o un artigiano che presenterà il suo modo di lavorare e darà modo di riflettere.

Nella quotidianità, incoraggiamo i nostri collaboratori a scambiarsi le loro idee, ad osservare quello che fanno i loro vicini, come immaginano delle soluzioni o innovano dei progetti. È necessario coltivare la passione per quello che si fa, mettere l'accento sulle emozioni che si suscitano, come un artigiano. Però le nostre riunioni non sono dei brainstorming veri e propri: le nostre riflessioni appartengono sempre ad un contesto e nascono da un'idea di partenza che noi stessi sviluppiamo, Non si parte mai da zero.

Esiste una sistemazione dei locali ideale per stimolare la creatività all'interno dell'impresa?

Reymond: Abbiamo la fortuna di occupare un intero motel, che abbiamo sistemato in tutta libertà come ci pareva, con in mente la funzione primaria del nostro atelier, ovvero il favorire gli scambi, l'emulazione e l'innovazione... La maggior parte degli spazi di lavoro sono infatti aperti ed i posti di lavoro intercambiabili. Ma esistono anche degli spazi che permettono di isolarsi quando è necessario. È un'organizzazione su diversi livelli, un po' come i fiordi. Questa struttura non può convenire a tutti i tipi di impresa, ma in generale se si vuole stimolare la creatività è preferibile optare per delle soluzioni aperte ed evitare le chiusure ed una forte rigidità.


Informazione

Biografia

Ritratto di Patrick Reymond, cofondatore dell'Atelier Oï, impresa di architettura e design del Giura bernese.

Patrick Reymond si è laureato alla scuola di architettura e di design Athenaeum di Losanna ed è cofondatore dell’Atelir Oï con Armand Louis e Aurel Aebi. È anche presidente della commissione federale di design, presidente di Ingenious Switzerland e professore alla Scuola cantonale d’Arte di Losanna (ECAL).

Ultima modifica 04.09.2015

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