"Essere ambiziosi è bene, ma focalizzarsi è meglio"

Robin Cornelius, fondatore del marchio Switcher, spiega perché l’azienda tessile continua a rimanere una PMI svizzera sebbene la maggioranza azionaria sia indiana e perché la veloce strategia d'espansione sia fallita.

Negli ultimi anni le vendite di Switcher sono diminuite di almeno il 30%. La direzione voleva trasformare la PMI in un colosso industriale. Cosa è andato storto?

Robin Cornelius: Diciamo così: essere ambiziosi è bene, ma focalizzarsi è meglio. L'abbigliamento permette di agire su molti fronti quali la qualità, il taglio, le dimensioni e i colori. A questo si aggiungono le innovazioni stagionali della collezione e la nostra volontà di garantire la totale rintracciabilità del prodotto.

Cosa significa concretamente?

Cornelius: Queste caratteristiche richiedono spazio, denaro e fornitori di fiducia. Queste tre risorse non sono però estendibili a piacimento. La veloce espansione della collezione in settori non appartenenti all'attività principale di Switcher ha generato due problemi. Prima di tutto l'impresa è incorsa in difficoltà di fornitura perché le tradizionali fonti di fatturato non erano sempre disponibili in quantità sufficienti. Secondariamente i nostri nuovi prodotti non potevano controbilanciare le perdite subite in un mercato altamente concorrenziale.

Switcher è destinato a rimanere un operatore di nicchia?

Cornelius: Non ci rispecchiamo in un operatore di nicchia, quanto piuttosto in un fornitore di un ampio ventaglio di prodotti di base per tutti i giorni. Ci distinguiamo per il rispetto per il prossimo e la tutela dell'ambiente nella catena di produzione come pure per i prezzi a misura di famiglia. Per questi aspetti siamo considerati leader sul mercato svizzero.

Quali sono le prospettive a livello internazionale?

Cornelius: Al momento stiamo effettuando delle verifiche a tappeto sulla possibilità di espandere a livello internazionale. In singoli paesi europei già disponiamo di una certa base. E più lavoriamo in modo focalizzato, maggiori sono le nostre possibilità di trovare all'estero partner affermati.

Dopo l'espansione incontrollata di Switcher quali saranno le competenze fondamentali?

Cornelius: Il nostro slogan attuale è "Switcher - Made with Respect". In questo modo racchiudiamo tutte le specificità del marchio. A ogni singolo consumatore offriamo la totale rintracciabilità dei nostri prodotti attraverso il sito respect-code.org.

Cosa guadagna Switcher con la vendita della maggioranza delle azioni al gruppo indiano Prem Group?

Cornelius: Sono anni che aspiro a questa collaborazione. Da più di 25 anni sono in stretti rapporti con il titolare di Prem Group, quindi il contatto non è solo lavorativo. L'importante in primo luogo è che il cliente guadagni qualche cosa. Vale a dire una vicinanza ancora maggiore tra il punto vendita e il luogo di produzione.

Concretamente, cosa significa?

Cornelius: Questa prossimità si traduce non solo in una maggior trasparenza e rintracciabilità, ma garantisce anche la sicurezza nel rifornimento delle merci. Questi aspetti giocano un ruolo importante soprattutto adesso che viviamo in una situazione oltremodo difficile sul piano delle materie prime. Switcher guadagna in mobilità e in un vantaggio sulla concorrenza.

Con la vendita Switcher ha però anche perso la sua identità svizzera...

Cornelius: Questo non è vero, Switcher non perde affatto la sua svizzerità. I valori che difende Switcher sono rimasti gli stessi per 30 anni, dal momento della fondazione. Da quando sono nuovamente più vicino all'attività quotidiana, avverto una maggiore focalizzazione su questi valori.

Come deve svolgersi tale focalizzazione?

Cornelius: Siamo e intendiamo rimanere una PMI svizzera con sede a Mont-sur-Lausanne. I nostri prodotti vengono sviluppati qui. A questo si aggiunge il fatto che partner importanti agiscono nella messa in atto dei principi per la tutela dell'ambiente e della responsabilità sociale anche dalla Svizzera, fra questi organizzazioni quali myclimate o Fair Trade Max Havelaar.

In cosa si caratterizza la cultura di Switcher?

Cornelius: Switcher si è imposto per il commercio equo e per una produzione attenta alle problematiche ambientali in un periodo in cui la parola sostenibilità ancora non esisteva. Il fatto che non ci siamo mai avvalsi di slogan marketing privi di significato e del "greenwashing" è uno dei punti forti di Switcher. Questo l'hanno riconosciuto anche i nostri partner in India.

Switcher ha puntato sulla sostenibilità. I consumatori, tuttavia, desiderano acquistare capi alla moda. E questi diventano sempre meno cari. Quali misure intende prendere?

Cornelius: È chiaro che dobbiamo in parte accettare questa circostanza e dobbiamo puntare sui consumatori che hanno cambiato le proprie abitudini passando dal consumismo sfrenato al consumismo responsabile. La buona notizia è che sempre più persone hanno preso gusto a indossare vestiti prodotti secondo i principi della sostenibilità, venduti ormai nei colori più svariati e secondo tagli baldanzosi. Inoltre ci adoperiamo nella comunicazione come pure nella collaborazione con le organizzazioni non governative e altre ditte a favore di questa inversione di tendenza. Per esempio siamo membri di fondazione della Swiss Cleantech, siamo stati i primi in Svizzera a diventare membri della Fair Wear Foundation e distribuiamo esclusivamente borse biodegradabili di BioApply.

Come è possibile indurre i consumatori a vedere l'abbigliamento non come un prodotto "usa e getta"?

Cornelius: Non dipende solo dall'abbigliamento, dipende anche dal nostro comportamento di consumatori in generale e, in senso lato, in qualità di cittadine e cittadini. Si tratta di "sviluppare la propria consapevolezza e cambiare atteggiamento". Tali processi avvengono nell'arco di intere generazioni. Un marchio come Switcher può contribuire in maniera limitata offrendo prodotti a prezzi abbordabili che rispondono alle esigenze di una generazione responsabile. Più di così, non possiamo fare.


Informazione

Biografia/ditta

Ritratto di Robin Cornelius, fondatore del marchio Switcher.
Robin Cornelius, presidente del consiglio d'amministrazione, Switcher SA, Mont-sur-Lausanne

Robin Cornelius ha costituito il marchio tessile Switcher ancora studente nel 1981. Da allora la ditta punta sull’abbigliamento "unicolor" senza logo. La prima collezione ha interessato un modello di maglietta e di felpa. Dal 1985 Switcher gestisce un sistema unitario di colori che ogni anno assicura la disponibilità dei colori esatti. Dal 1987 la ditta collabora con il gruppo tessile Prem Group Company. Nel corso degli ultimi anni il fatturato è calato inarrestabilmente. Nel 2009 ha realizzato 60,2 milioni di franchi (2007: 82 milioni di franchi). Nel 2010 Prem Group ha rilevato la maggioranza azionaria di Switcher. Oggi Robin Cornelius è presidente del consiglio d’amministrazione di Switcher SA a Mont-sur-Lausanne. 

Ultima modifica 03.09.2015

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