I salari dovrebbero aumentare solo leggermente il prossimo anno
(23.09.2026) Le trattative salariali per il 2026 si prospettano complessivamente soddisfacenti. Secondo l’indagine trimestrale del Centro di ricerca congiunturale (KOF) dell’ETH, le imprese stimano un aumento medio dei salari nominali del +1,2% per luglio 2027.
L’incremento rimane tuttavia inferiore a quello dello scorso anno (+1,3%) e conferma una tendenza al ribasso delle previsioni di crescita dei salari nominali osservata dall’avvio dell’indagine nel 2022. Rispetto al 2025, inoltre, sono nettamente diminuite le imprese che prevedono aumenti salariali del 2% o più nel 2026. La metà delle società intervistate prevede una crescita compresa tra il +0,6% e il +1,4% per il 2027. La mediana rimane invariata al +1%.
Due fattori sono alla base del ridimensionamento delle aspettative. Da un lato, dal 2023 il mercato del lavoro svizzero si è indebolito, registrando un lieve aumento della disoccupazione e un’attenuazione della carenza di manodopera qualificata. Dall'altro, dopo essersi mantenuta prossima allo zero lo scorso anno, l’inflazione ha ripreso a crescere a causa della guerra in Iran.
Nel complesso, il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti dovrebbe rimanere invariato. Il KOF stima un’inflazione del +0,5% nei prossimi dodici mesi. Se queste previsioni dovessero essere confermate, ne deriverebbe una crescita reale dei salari del +0,7%. Tale risultato supererebbe la media registrata tra il 2014 e il 2023 (+0,2% all’anno). Le imprese prevedono tuttavia un’inflazione più elevata, pari al +1,1%, che corrisponderebbe a una crescita di appena il +0,1%.
Le differenze tra i settori restano significative. Il commercio al dettaglio, l’industria manifatturiera e il settore finanziario dovrebbero registrare gli aumenti più contenuti, compresi tra il +0,8% e il +1,0%. Anche le banche e l’industria chimica rivedono al ribasso le proprie previsioni, a causa dell’integrazione di Credit Suisse in UBS e delle pressioni derivanti dai dazi statunitensi. Fa eccezione il settore edile, con un aumento nominale previsto del +2,0% (contro l’1,6% nel 2025), trainato dalla penuria di manodopera qualificata e da una domanda sostenuta.
