"La buona riuscita di un attacco può paralizzare uno stabilimento"
I siti industriali e operativi sono sempre più connessi a reti che li rendono vulnerabili agli attacchi informatici. Alain Mowat, direttore tecnico presso Orange Cyberdefense Svizzera, spiega in che modo le aziende possono prevenire tali rischi.
I sistemi di tecnologia operativa (OT) hanno a lungo funzionato in modo isolato. Oggi, però, i processi produttivi si stanno digitalizzando, mentre le apparecchiature funzionano sempre più spesso grazie a dispositivi connessi alle reti informatiche. Questa convergenza tra tecnologie espone i siti industriali e operativi a un rischio crescente di pirateria informatica. In Svizzera, nel 2026 le autorità non hanno registrato alcun caso, ma gli attacchi confermati alle infrastrutture hanno, tra l'altro, paralizzato le reti 4G e 5G in Lussemburgo nel luglio 2025.
Per garantire un livello di sicurezza complessivo, dal 2024 il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) definisce standard minimi per le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC). Sebbene non siano vincolanti (salvo per le infrastrutture critiche), questi standard sono concepiti per permettere a tutte le aziende svizzere di migliorare la propria resilienza informatica. Alain Mowat, direttore tecnico presso Orange Cyberdefense Svizzera, illustra le sfide derivanti da questi adeguamenti.
In cosa si distinguono le tecnologie dell’informazione (IT) dalle tecnologie operative (OT)?
Alain Mowat: L’IT comprende sistemi di informazione e comunicazione, come reti, server e postazioni di lavoro. L’OT, invece, include tutto ciò che interagisce con il mondo fisico: sensori, bracci robotici e controllori logici programmabili. In passato, questi due ambiti erano completamente compartimentati e separati l’uno dall’altro. Oggi, invece, le macchine sono spesso connesse alla rete tramite moduli Wi-Fi, Bluetooth o reti mobili (4G/5G). Queste tecnologie consentono di monitorare le macchine o di controllarle a distanza, aggiornarle via cloud o persino permettere a fornitori esterni di accedere ai loro parametri controllandole da remoto. Inoltre, i dati generati dall’OT vengono trasmessi ed elaborati tramite dispositivi IT. Una telecamera di sorveglianza, ad esempio, gestisce il flusso video tramite computer. La crescente interconnessione dei sistemi informatici e operativi crea nuove vulnerabilità, in particolare quando gli standard di sicurezza non vengono applicati in modo uniforme.
Quali rischi sono specifici dell’OT?
Mowat: Nell’IT, l’attenzione è rivolta principalmente alla riservatezza e all’integrità dei dati. Nell’OT, invece, la priorità è la disponibilità: se una macchina si ferma, l’intera catena di produzione si blocca. Questo spiega anche perché alcune aziende siano talvolta reticenti a effettuare aggiornamenti, poiché spesso questa operazione comporta l’interruzione della produzione. Inoltre, le macchine industriali sono spesso progettate per funzionare per venti o trent’anni. Oggi, quindi, non è raro imbattersi in apparecchiature installate in un’epoca in cui le sfide in materia di sicurezza informatica erano ben diverse. È ancora possibile trovare sistemi OT privi di password o che utilizzano canali di comunicazione non crittografati. Alcune aziende continuano a operare in questo modo per risparmiare tempo e limitare i costi, esponendosi però a gravi rischi.
Perché gli hacker prendono di mira l’OT?
Mowat: La buona riuscita di un attacco all’OT può colpire direttamente il fulcro dell’attività di un’azienda, paralizzando uno stabilimento o persino distruggendo macchine a distanza. Si tratta di un’arma particolarmente temibile contro il settore industriale. Inoltre, l’OT è diventata un bersaglio privilegiato proprio perché l’IT è ormai sempre più protetta. Gli hacker, quindi, tendono a colpire l’anello debole.
Come garantire la massima sicurezza negli ambienti industriali?
Mowat: Il primo passo consiste nell’aumentare la visibilità. Occorre mappare tutte le apparecchiature OT, censire le versioni del firmware e capire cosa è in funzione sulla propria rete. Successivamente, è necessario segmentare e limitare gli accessi alle tecnologie utilizzate, che sono sostanzialmente le stesse dell'IT (firewall, accessi remoti protetti, filtraggio di rete e compartimentazione della rete). È inoltre fondamentale implementare sistemi di monitoraggio e rilevamento delle anomalie, proprio come avviene nei centri operativi di sicurezza (SOC) per i sistemi IT. Fortunatamente, i princìpi di base restano i medesimi: mappatura, segmentazione, controllo degli accessi e igiene informatica di base. È fondamentale avere una chiara comprensione delle specificità dell’OT: cicli di vita molto più lunghi e requisiti di disponibilità più stringenti. Un esperto IT con una profonda conoscenza di queste differenze e che si informa sulle diverse specificità sarà perfettamente in grado di adattarsi.
In Svizzera vigono inoltre gli standard minimi per le TIC (noti anche con la dicitura inglese "ICT Minimum Standards"), la cui adozione è fortemente raccomandata alle aziende che operano nel settore delle infrastrutture critiche. Questi standard possono fungere da riferimento anche per tutte le altre imprese al fine di incrementarne la sicurezza.
Come strutturare una strategia di sicurezza IT-OT in azienda?
Mowat: L’approccio aziendale deve inserirsi in una strategia globale di sicurezza informatica. Non saranno necessariamente gli stessi team a gestire IT e OT, ma è fondamentale disporre di un quadro di riferimento comune e di una governance condivisa. L’obiettivo è garantire la continuità operativa dell’azienda anche in caso di attacco. Un SOC dotato di una visione unificata dell’intero sistema informativo – sia IT che OT – rappresenta spesso la soluzione più efficace.
