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Effetti durevoli della crisi sui paesi dell’OECD


(24.03.10) La crisi potrebbe aver ridotto la produzione potenziale a medio termine di circa il 3% nella zona dell'OECD. Secondo l'ultimo rapporto annuale "Obbiettivo crescita" dell'OECD, i livelli del PIL ed il reddito dei membri dell'organizzazione non ritroveranno probabilmente tanto presto la loro traiettoria inizialmente prevista.

Con questa congiuntura senza precedenti, le ripercussioni a seconda dei paesi sono molto diverse e gli scarti preesistenti del prodotto interno lordo (PIL) per abitante non sono affatto migliorati, le divergenze restano molto importanti. Il PIL medio per abitante per la metà inferiore dei paesi dell'OECD è inferiore del 37% rispetto a quello della metà superiore. Per i cinque paesi dell'OECD il cui reddito è più debole, lo scarto raggiunge addirittura il 60%.

Tuttavia, i paesi dell'OECD hanno finora evitato i principali errori commessi nei periodi di crisi precedenti. Molte misure attuate per stimolare la ricerca e lo sviluppo (R&S), alzare le spese in infrastrutture, ridurre l'onere fiscale sui redditi bassi, sviluppare e rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro ed incoraggiare una crescita verde, contribuiranno a contenere le conseguenze dannose a lungo termine della crisi sui livelli di vita ed il benessere.

Secondo il rapporto, a termine, qualche rischio sussiste. Dato che la disoccupazione resterà probabilmente ad un livello molto alto per qualche tempo, i poteri pubblici saranno costretti a mantenere o introdurre misure sul mercato del lavoro che, se diventassero perenni, potrebbero ridurre in maniera permanente l'utilizzo di mano d'opera.

Inoltre, a seconda dell'ampiezza e della composizione dell'aggiustamento fiscale e delle spese pubbliche, il risanamento necessario delle finanze pubbliche potrebbe influire sui livelli di reddito a lungo termine.

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Ultimo aggiornamento: 24.03.2010

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